|
|
|
|
In un’atmosfera carica dello charme delle Terre di Salento, Santicuti offre natura, sport, cultura etc.: il noleggio di mountain-bike per l’adiacente percorso cicloturistico Lecce-Otranto attrezzato, le passeggiate a cavallo nel parco e sul mare, la spiaggia Strada Bianca paradiso dei surfisti, il campo da golf a 18 buche dell’Acaya Golf Club, gli itinerari naturalistici e gastronomici del Salento, la sala conferenza per piccoli spettacoli musicali e teatrali, la bouvette e l'expo-store con prodotti tipici salentini.
La tenuta infatti, sorge a 9,5 km da Lecce, a 1,5 km in linea d’aria dalle spiagge del Parco ed a 4.5 km dalla spiaggia libera della “Strada Bianca”, a 3 Km dalla cittadella medievale fortificata di Acaya, a 300 mt dall’Acaya Golf Club, a 800 mt dal percorso cicloturistico naturalistico provinciale attrezzato Lecce-Otranto, a 1,5 km dal centro di equitazione di Segine, a 3 km. dalla marina di San Cataldo, a 10 km. dall’area della Grecia Salentina, a 10 km. dalla marina di Torre dell’Orso ed a 22 km. da Otranto.
|
|
|
ACAYA
|
[torna su]
A 3 Km. dal Santicuti si trova la cittadella medievale fortificata
di Acaya. L'antico borgo di Segine, di epoca medievale, entrò
a far parte della Contea di Lecce nel XII secolo, poi fu donato
dagli Angioini al Convento di S.Giovanni Evangelista di Lecce
ed infine, nel 1294 fu concesso in feudo da Carlo II d'Angiò a
Gervasio Acaya. Gli Acaya tennero il feudo per ben tre secoli.
Assunse l'attuale nome di Acaya nel 1535, quando il grande magister
Gian Giacomo dell'Acaya, "regio ingegnere militare" di Carlo V,
costruì la cinta muraria ed il fossato, che ancora oggi circonda
il paese, aggiunse bastioni, baluardi e fossato al castello fatto
edificare dal padre 29 anni prima. Attualmente è l'unico esempio
di città fortificata del Meridione d'Italia, uscita indenne dai
secoli ed avente un'impronta tipicamente rinascimentale. Nel 1714
il Castello ed il borgo furono devastati dai Turchi Il castello
di Acaya e la città tutta, rappresentano il risultato straordinario
di un importante ingegno architettonico, un “magister” regio ingegnere
militare di Carlo V: Gian Giacomo Dell’Acaya. Il castello rappresenta
la testimonianza tangibile di un potere feudale, intorno al quale
si é sviluppata la storia di queste popolazioni, che è poi una
storia di grande e dignitosa povertà. Il motivo profondo che spinse
sia Gian Giacomo, dopo, che il padre Alfonso, prima, a ricostruire
e consolidare Acaya scaturiva dalla necessità secondo cui questa
città poteva assolvere a numerose funzioni, soprattutto difensive,
perciò durante l’esecuzione dei lavori, rivolsero una parte della
cintura perimetrale bastionata verso la marina di San Cataldo,
un’altra verso Lecce ed un’altra verso i piccoli centri di Acquarica,
Vanze, Strudà, Pisignano, quasi a volerli difendere. Le mura perimetrali
della cittadella sono di forma rettangolare con tre baluardi.
Sulla parte superiore di queste mura vi era un camminamento di
ronda per le guardie e tutte erano circondate da un fossato. Tre
dei quattro angoli delle mura sono muniti di robusti bastioni
mentre nel quarto, posto a sud-ovest, il maestro progettista,
decise di costruirvi il castello. Il castello risale al 1535/36
ed è una struttura trapezoidale, intorno ai cui lati est e sud
vi sono gli ambienti a pianoterra. Sia il castello che la cintura
bastionata vengono muniti a difesa, da un doppio ordine di casematte
disposte verso il fossato e la campagna attigua. Il castello è
collegato con la terraferma attraverso un unico ponte. La muraglia
fortificata del castello è delimitata a Sud-Ovest e Nord-Est da
due torri di forma circolare; la cortina Est viene ripresa da
Gian Giacomo su una preesistente struttura costruita dai suoi
antenati ed adattata al sistema difensivo dell’epoca; il lato
Nord del castello, che é anche il limite estremo delle mura, era
stato concepito dall’architetto come la zona atta ai servizi essenziali,
gestiti dai suoi vassalli. Vi erano: il forno e il mulino. Qui
viene costruita anche la cappella di culto ad uso del barone e
del suo seguito. La cittadella é dotata di un sistema viario rigorosamente
geometrico del tipo detto “ad insula”, concepito da Gian Giacomo
e composto da sette strade rettilinee che si intersecano le une
con le altre; sono orientate da nord verso sud e le stesse si
incrociano con altre tre poste da est verso ovest. All’interno
del borgo Gian Giacomo ristruttura completamente la chiesa matrice,
la torre campanaria e costruisce il Convento dei Minori Osservanti
intitolato a Sant’Antonio. Nella fase di impostazione del borgo
cittadino (ma in fondo militare, sulla maniera degli antichi “castrum”
di epoca romana) l’architetto matura l’idea di creare una struttura
atta a contenere una popolazione complessiva di "300 fuochi..."
che deve corrispondere all’incirca a 1400/1500 abitanti, sufficiente
a garantire la manovalanza necessaria a sostenere un assedio di
qualche settimana, in attesa dei rinforzi. La sicurezza del borgo
unito all’operosità della popolazione nelle attività agricole
e pastorali, fanno raggiungere alla cittadella, intorno alla metà
del XVI secolo, il suo massimo fulgore economico e di densità
di popolazione. Con la morte di Gian Giacomo Dell’Acaya (1570)
e la definitiva vendita del medesimo feudo, per il borgo di Acaya
comincia il periodo di irreversibile decadenza. Acaya è, da qualche
tempo, al centro di una intensa attività di recupero e rilancio
sul piano storico, culturale e turistico da parte dell’Amministrazione
Comunale di Vernole e dell'Amministrazione Provinciale di Lecce.
|
Lecce
|
[torna su]
Detta la Lupiae Romanae, la Licea o Licium dai Normanni, la Litium dagli Svevi, più tardi detta Leccio o Lezze ed infine Lecce.A partire dal II sec. Lecce fu arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al porto Adriano (oggi S. Cataldo) che dopo Brindisi divenne il porto più frequentato dell'Adriatico. Invasa dagli Ostrogoti; occupata dai Greci; dominata dai Romani; invasa e devastata dai Saraceni, Lecce fu comunque una città in cui ebbero particolare fortuna le attività commerciali; fu centro di un rigoglio culturale che caratterizzò l’intero Salento con letterati, filosofi, scienziati e eruditi. Venne però sconvolta sullo scorcio del XV secolo dalla lotta antisemita e nei sec. XV e XVI, fu più volte prostrata dalla peste negli anni (1469-1481; 1520-1616). Successivamente, nei sec. XVI-XVIII venne a più volte minacciata dalle incursioni turche e per difenderla da tali attacchi, Carlo V fece costruire il castello e cinse la città di mura, torri ed altre opere militari di cui oggi poco rimane. La città continuò ad essere un importante centro culturale anche in età moderna. Sotto il dominio degli Spagnoli fu abbellita con chiese e costruzioni civili, espressione del cosiddetto 'barocco leccese'. Tra il 1647 ed 1648 la città fu al centro di un vasto movimento antispagnolo. I promotori dell’insurrezione scoppiata subito dopo la notizia della rivolta di Napoli, furono Giordano Paladini e Giovanni Spinola. La ribellione non fu solo antispagnola, ma anche antifeudale. Per la prima volta infatti, prendono corpo le ambizioni di potere da parte della borghesia. Ma nel sec. XVIII, sotto l’influenza della cultura illuministica, si approfondiva la coscienza politica dei Leccesi. Nacquero scuole di matematica e di diritto e si dette importanza agli studi economici e politici. Gravi furono i contrasti sociali della seconda metà del XVIII secolo. Malgrado le riforme, le classi popolari non mutarono la loro condizione, mentre il potere politico ed economico rimaneva in mano alla nobiltà terriera. Nel 1734, dopo la parentesi austriaca si insediarono i Borboni. I Leccesi, temendo un ritorno agli odiati metodi di dominazione spagnola, insorsero contro i Borboni, capeggiati da due popolani: Pasquale Saraceno e Leonardo Antonio Pedio. Essi furono mantenuti in carica dalla nuova dinastia, ma per intervento dell’aristocrazia locale, timorosa di mutamenti sociali, furono giustiziati nel febbraio del 1735. Tra il 1821 ed il 1848, la città cospirò per l’unificazione d’Italia ed ebbe i suoi martiri, dimostrando il suo patriottismo; i liberali leccesi costituirono un governo provvisorio e formarono la guardia nazionale. Il partito liberale appena costituito, il 12 giugno 1848, sottoscrisse il memorandum delle provincie di Basilicata, di Terra di Bari, di Capitanata e del Molise. I Borboni riuscirono a sopprimerli. Nel 1860, fermenti libertari, che continuarono a svilupparsi nella città, produssero un comitato cittadino, che prima ancora dell’annessione della città al nuovo Regno d’Italia proclamò la caduta dei Borboni dal trono. Il 1927 segna il distacco della provincia di Lecce da quelle di Taranto e Brindisi. |
Otranto
|
[torna su]
La colonizzazione egeo-cretese diede origine a questo centro che nel sec. II d.C. venne collegato a Lecce (Lupiae) e a Brindisi (Brundisium), da un prolungamento della via consolare Traiana, e a Taranto, attraverso Castro (Castrum Minervae) e Ugento (Uxentum). Nel 758 d.C.venne occupata dai Longobardi e divenuta centro di resistenza del Duca di Benevento contro re Desiderio, allora alleato dei Bizantini, fu riguadagnata da questi ultimi. Nel sec. IX divenne centro del governo bizantino, per poi passare a metropoli nel sec. X, prima dipendente dal patriarca di Costantinopoli, più tardi dal pontefice romano. Nel 1048 fu costretta, come tutte le città pugliesi, a pagare tributo al Conte normanno Umfredo. Nei sec. XI-XII divenne un’importante città di commercio con un governatore greco proprio; fu per cinque secoli capitale del Salento. Nel 1255 Otranto fu riconquistata dalle truppe saracene di Manfredi. Nel 1480 fu espugnata dai Turchi, nel 1481 ritornò in possesso degli Aragonesi. Con la restaurazione borbonica non ebbe poi vicende particolari, ma seguì le vicende politiche generali del Salento. |
|
S. Maria di Leuca
|
[torna su]
Tra Punta Meliso e Punta Ristola, dove l'Adriatico si fonde con lo Jonio, sorge la stazione balneare di Santa Maria di Leuca.
Tra Punta Meliso e Punta Ristola, dove l'Adriatico si fonde con lo Jonio, sorge la stazione balneare di Santa Maria di Leuca. Alla punta estrema d'ltalia, il Capo di Santa Maria di Leuca, appare come sospeso nel mediterraneo e proteso verso l'Oriente.
A rendere la costa una tra le più belle del Salento è il silenzio delle grotte carsiche, il rumore delle onde che si infrangono sulla costa, e il verde delle pinete che si alterna al bianco delle case, colore evocato dallo stesso nome, di derivazione greca, della città.
Una escursione alle grotte di Porcinara e del Diavolo non può che rendere più affascinante una vacanza al mare. Le due grotte, raggiungibili da terra, affascinano l'una per le sue grandi porte, le iscrizioni greche e latine, le croci scolpite del periodo paleocristiano, e l'altra per la sua profondità (più di trenta metri).
La posizione geografica della città, favorendo il contatto con diverse popolazioni mediterranee, ha sviluppato una cultura ricchissima che si rispecchia nelle splendide ville dai nomi esotici, come La Navata e Regno Ottomano, e nelle loro torrette e motivi moreschi.
Leuca consente al turista di ripercorrere una lunga storia di fede dove s'intrecciano ricordi cristiani e pagani. Esempio emblematico è il Santuario di Santa Maria di Leuca, o De Finibus Terrae, risalente ai primi anni del cristianesimo e costruito probabilmente su un antico tempio della dea Minerva. Una scritta all'ingresso del santuario testimonia il passaggio dal passato culto pagano al cristianesimo. Secondo la leggenda popolare la visita al santuario è il primo passo per "accedere" al Paradiso.
Inoltre una Croce in pietra, antistante il santuario, e l'alta colonna con il suo capitello corinzio rievocano il pellegrinaggio giubilare del 1900 e il passaggio di San Pietro.
Per godere di una ineguagliabile veduta panoramica sui due mari, si consiglia una passeggiata verso il Capo Santa Maria, dove è possibile salire sul terrazzo circolare del bianco e maestoso faro, a 102 metri sul livello del mare.
Anche la cucina locale si nutre di sapori ambivalenti. Risultato di una tradizione gastronomica marinara e contadina, comprende piatti semplici ed elaborati principalmente a base di pesce. Spigole, sarde e "pupiddhri" si alternano a fave, carciofi e melanzane tipici delle ricette dell'entroterra.
Un salto al laboratorio di Pippi Galati per assistere alla lavorazione del giunco, materia prima per la costruzione delle nasse. La tecnica di piegare e intrecciare i giunchi con le mani, per formare le tipiche trappole per crostacei è la stessa che viene utilizzata per la crezione dei cestini con manico e coperchio, adatti a conservare la frutta. Tipico souvenir, insieme alle collane e ai ricordini realizzati con le conchiglie, in vendita per le vie della città.
Immancabili le feste tradizionali con musica, danza e degustazione di specialità del luogo. In particolare il 15 agosto la città si anima con la festa patronale della Madonna di S.M. di Leuca.
|
|
| |
| |
[torna su]
Il residence è ubicato ad 1 km dal mare e nelle immediate
vicinanze di moltissimi stupendi impianti balneari dell'est
Salento. Per dare un'idea riportiamo qui di seguito le marine
o le località immediatamente raggiungibili dalla struttura:
San Cataldo
San Foca
Torre dell'Orso
Torre Sant'Andrea
Frassanito
Laghi Alimini
Otranto
Castro
Porto Badisco
La varie località balneari differiscono per tipologia
nel senso che alcune sono caraterizzate da spiaggie e fondale
sabbioso, mentre altre sono caratterizzate da una scogliera
stupenda.
Sono presenti presso queste località vari impianti sportivi
dove è possibile praticare windsurf, kitesurf, immersioni,
equitazione, montain bike e molto altro ancora.
Inoltre, la nostra struttura è convenzionata con numerosi
stabilimenti balneari dove potrete accedere a prezzi vantaggiosi
a numerosi servizi.
Sulla litoranea sono presenti numerosi locali notturni, discoteche,
disco-pub, ecc..
|
|
|
[torna su]
Se credi che la mountain bike o il trekking siano il modo migliore per conoscere il Salento e il suo territorio, troverai nella Tenuta Santicuti e la campagna circostante un'ampia scelta di percorsi che ne fanno il luogo ideale per la tua vacanza in mountain bike o semplicemente per una passeggiata rilassante, lontano dal traffico automobilistico quotidiano.
I dintorni di santicuti offrono una grande varietà di strade e percorsi rurali che rappresentano la caratteristica di questo paesaggio tipico del Salento, insieme agli ulivi secolari, alla macchia mediterranea, ai muretti a ed alle antiche masserie sparse qua e là per la campagna: sentieri adatti per tutti i gusti e per tutti i tipi di biclicletta.
Un soggiorno nella Tenuta Santicuti è l'ideale per la vostra vacanza in mountain bike, in quanto i diversi percorsi e sentieri nelle vicinanze, vi permetteranno ogni giorno, di provare quelli che più si adattano alle vostre capacità e al livello di allenamento permettendovi di scegliere anche quelli più impegnativi.
La Tenuta mette poi a disposizione dei propri ospiti un noleggio con 10 mountain bike di nuovissima generazione (2005) che offrono il massimo confort sia in off-road per esplorare i vicini sentieri di campagna, che per le vostre passeggiate nei paesi circostanti.
Se invece desiderate portarvi la vostra bicilcetta, potrete usufruire dello spazio riservato al rimessaggio delle mountain bike presso il parcheggio della Tenuta e di una assistenza per la manutenzione e per le piccole riparazioni che saremo lieti di offrirvi.
Durante il periodo delle vostre vacanze, saremo lieti di organizzare gratuitamente per singoli o gruppi, gite ed escursioni in mountain bike, per farvi scoprire i suggestivi scenari della campagna Salentina.
|
|
|
[torna su]
La cucina tipica salentina è umile e povera, ma molto nutriente e ricca di sapori, specchio delle tante dominazioni che si sono avvicendate in queste terre lasciando tracce indelebili nell’arte culinaria. La cucina salentina è poi quella tipica mediterranea che si arricchisce dei profumi e dei sapori del mare e della terra. Alcuni pasti hanno origini antichissime, come nel caso dei fichi secchi altamente energetici, che le massaie romane davano ai loro mariti, oppure la puccia e le uliate, pane condito con olive nere e volendo, anche con cipolle, pomodori e un pizzico di peperoncino.
Come primi piatti, la pasta delle tagliatelle unita ai ceci diventa ciceri e tria, un piatto popolare ora molto apprezzato. Le tagliatelle ritorte e condite con sugo di pomodoro, formaggio ricotta e basilico, diventano le sagne ‘ncannulate che ricordano le colonne tortili delle decorazioni in stile barocco.
Le orecchiette e i maccheroncini (minchiareddhri) sono poi un piatto molto apprezzato e genuino che, unito a verdure o carne, diventa anche molto gustoso. Come secondi piatti, la mancanza di grandi allevamenti ha favorito la fantasia delle massaie che si sono inventate saporite focacce di patate e ricotte ripiene di verdure (pitte). I turcinieddhri, involtini fatti con interiora di agnello e insaporiti con erbe, sono poi tra i piatti più antichi e caratteristici della cucina salentina.
La necessità di consumare un pasto molto energetico nel breve spazio di una pausa, durante il faticosissimo lavoro della terra, imponeva ai contadini di portare delle vivande semplici che si potevano mangiare rapidamente, come fichi e legumi secchi e le frise d’orzo (quelle di grano erano destinate ai signori), pane biscottato che, dopo essere stato messo a bagno in acqua, si poteva condire con pomodoro, olio, rucola e origano.
La taieddhra è poi il trionfo della versatilità culinaria del Salento; è fatta con zucchine, patate, carciofi, cipolle, pomodori e cozze nere. I purceddhruzzi e le ‘ncarteddhrate sono i dolciumi tipici di Natale e sono fatti con pasta dolce modellata a palline o a strisce avvolte come rose, arricchite da anesini (confettini di anice) e miele.
Ogni pasto si completa con l’aggiunta di due prodotti dalla storia millenaria, il vino e l’olio d’oliva, l’oro liquido, che qui acquistano un sapore e un profumo gradevole e invitante.
Da www.salentu.com
|
|
|
[torna su]
Prendiamo un tamburello impazzito, un clarinetto allegro, uno sveglio violino, delle strepitanti chitarre, una sfrenata ballerina, magari punta anche da una tarantula (o tarantola pugliese), impastiamo il tutto aggiungendo una piazza, in una splendida sera d'estate, piena zeppa di gente, ecco il cuore del Salento.
Le tradizioni di un popolo, i suoi colori e il calore delle emozioni, dei sentimenti che questo sa trasmettere in tutte le sue espressioni artistiche e non, sono presenti nelle danze quasi sfrenate e ossessive della "pizzica".
Il Salento, è poi da sempre una terra ricca di cultura e tradizioni, dove sacro e profano, convivono nelle numerose sagre e feste patronali che animano per lo più i mesi estivi,ma che numerose si susseguono nel
corso degli anni.
Le Feste per il Santo Patrono, le celebrazioni per la Settimana Santa, il Carnevale, le fiere e le tante sagre sono gli esempi di questo profondo e vitale retroterra culturale che si perde indietro nei secoli.
Fra gli eventi di particolare rilevanza si citano: la Focàra di Sant’Antonio a Novoli, il 17 Gennaio, per i festeggiamenti in onore del Santo Patrono; la processione del Venerdì Santo a Gallipoli; la danza delle tarantate che si svolge il 29 Giugno, presso il Santuario di S. Paolo a Galatina; la Sagra della municeddha (Sagra della lumaca) a Cannole, dall’11 al 13 Agosto; la Notte di San Rocco con tamburelli, pizzica e ballate a Torre Paduli (fraz. di Ruffano), la notte tra il 15 ed il 16 Agosto; la Festa dellu mieru (festa del vino) a Carpignano Salentino, dall’1 al 3 Settembre; la Sagra della volìa cazzata (Sagra dell’oliva schiacciata) a Martano, la 2a/3a decade di ottobre; il monumentale Presepe Vivente di Tricase sul Monte Orco.
Da www.salentu.com
|
|
|
[torna su]
A 200 mt. dal Santicuti si trova l’accesso alla zona umida delle Cesine che si estende per 620 ettari con la sua Oasi Naturalistica di rara bellezza, caratterizzata dalla presenza di una ricca e varia vegetazione oltre ad una numerosa fauna stanziale e migratoria.
Il suo nome deriva dal latino "Seges" (zona incolta, abbandonata) e ricorda la pratica medioevale di tagliare gli alberi e di bruciare i boschi per ricavare terreni fertili. Era una cittadella che si ergeva nei dintorni del castello di caccia realizzato da Alfonso Dell'Acaya. I due stagni Salapi e Pantano Grande, alimentati dalla piogge, sono separati dal mare da un cordone di dune sabbiose.
L'oasi è stata istituita nel 1978 a seguito della dichiarazione di valore internazionale della zona per effetto della convenzione firmata a Ramsar (Iran) il 2/2/1971 e nel 1980 è stata riconosciuta Riserva Naturale di Popolamento animale.
Attualmente l'Oasi, che comprende 380 dei 620 ettari della zona umida, è gestita dal WWF.
Nella riserva vi è la masseria "Le Cesine", adibita a foresteria e centro visite. Una serie di sentieri natura attraversano le pinete e la macchia mediterranea terminando con capanni di osservazione che si affacciano sui pantani; uno di questi sentieri è attrezzato per essere fruito dai portatori di handicap.
L’AMBIENTE: la zona umida è uno degli ultimi tratti delle paludi che si estendevano fra Brindisi e Otranto e costituisce un’area estremamente composita con differenti habitat naturali, ognuno di essi caratterizzato da associazioni e specie vegetali tipiche. Pertanto, pur essendo l’area prevalentemente una zona umida, racchiude al suo interno una grande varietà di habitat e di fasce di transizione fra di essi che ne fanno un gigantesco mosaico naturale.Raggruppa grandi estensioni di canneti, numerosi canali, tratti a palude e acquitrino e i due bacini Pantano Grande e Salapi. Gli altri ambienti che caratterizzano la riserva sono la pineta, la macchia mediterranea, la lecceta e i coltivi.
LA FLORA: la riserva con le sue dune, gli stagni e la macchia mediterranea, ospita piante particolari e numerose specie di uccelli, un insieme che rappresenta un patrimonio di inestimabile valore.
Nel litorale si possono ammirare numerose piante dunali come la ruchetta marina, la salsola e la soldanella di mare. Nella parte ciottolosa crescono la piantaggine, il finocchio marino e il limonium vulgare, mentre sulle dune troviamo il ginepro fenicio, l’eringio marittimo, il giglio e la violacciocca di mare. Anche la vegetazione palustre è molto rigogliosa e presenta vaste distese di canneto a cannuccia di palude, l’iris giallo e le bellissime orchidee color porpora. Tra le piante più interessanti spicca la campanella selvatica (Ipomea sagittata) e la Periploca che sono delle vere rarità.
LA FAUNA: la Riserva Naturale delle Cesine assume un valore eccezionale sotto il profilo ecologico e al contempo culturale, rappresentando la memoria storica della “naturalità salentina”. Essendo collocata su una delle più importanti rotte migratorie del Mediterraneo, è frequentata da numerose specie di uccelli che proprio durante le migrazioni regalano uno spettacolo ineguagliabile.
È possibile osservare di frequente il germano reale, il codone, il fischione, il mestolone, la volpoca, gli smergi, la moretta, l’airone cenerino, mentre i più fortunati potranno ammirare, nelle loro poco frequenti comparse, l’airone bianco maggiore, l’airone rosso, il tarabusino e il cavaliere d’Italia.
Tra i mammiferi che vivono all’interno della riserva i più comuni sono la volpe, il tasso, il riccio e la donnola.
Tra i rettili si trova uno dei più rari serpenti europei il colubro leopardino chiamato dai locali lingua di fuoco.
Negli stagni non mancano ovviamente le rane, i tritoni, la testuggine acquatica e la natrice.
Le comunità faunistiche presenti, siano esse in sosta solo per poche ore o addirittura minuti, o stazionarie sono tutte direttamente o indirettamente dipendenti dalla conservazione di ogni “frammento di natura” che riusciremo a garantire e che oggi la Riserva Naturale della Cesine garantisce. |



|
Laghi Alimini
|
[torna su]
I Laghi Alimini sono due specchi d'acqua di forma allungata paralleli alla linea della costa. Il collegamento con il mare consente lo sfruttamento economico del bacino maggiore come allevamento ittico. La vegetazione comprende la cannuccia di palude, il falasco e la carice ispida. Alimini Grande e' circondato da una corona rocciosa,tranne un vasto tratto settentrionale detto Palude Traugnano, dove si segnala la presenza della rarissima Periploca graeca. La parte N del rilievo e' coltivata e appare brulla e tempestata di "specchie".
Il lato sud-occidentale, rimboschito negli anni '50, e' attualmente una riserva faunistico-venatoria.
La parte sud-orientale, oggi oasi di protezione, e' invece caratterizzata da una fitta vegetazione composta da essenze tipiche della macchia mediterranea e dalla rara erica pugliese. Verso S, Alimini Grande si restringe fino a collegarsi al lago Fontanelle (Alimini Piccolo). Qui il paesaggio presenta un modesto rilievo roccioso che costeggia il lago, in cui si aprono dei ripari frequentati dall'uomo primitivo. Fontanelle e' circondato da vegetazione palustre e le sue acque dolci ospitano: l'orchidea di palude, la castagna d'acqua e l'erba vescica, unica pianta carnivora della flora pugliese. I laghi sono habitat ideale per folaghe, moriglioni, germani reali, anatridi in genere, cormorani, aironi e gabbiani.
|
|
|
[torna su]
A 300 mt. da Santicuti si trova il campo da golf a 18 buche dell’Acaya Golf Club. Esso è inserito in un’area di circa 100 ettari, all’interno di un contesto naturale di rara bellezza, e comprende:
il campo a 18 buche insieme ad Acaya Golf Club è inserito in un’area di circa 100 ettari, all’interno di un contesto naturale di rara bellezza, e comprende:
- campo pratica
- pitching green
- putting green
Un fitto bosco di lecci, vasti oliveti e pregiata vegetazione spontanea fanno da contorno al percorso di gioco che si sviluppa in un ambiente dove la presenza umana è inavvertibile e dove l’occhio spazia sull’orizzonte fatto solo di natura ed aria pura. Il clima della Puglia, e del Salento in particolare, consente la pratica del golf durante tutto l’anno . Dalla Club House la vista sul percorso è splendida, con due grandi laghi che costeggiano le buche, adagiate elegantemente su una natura che le ospita, e che ne esalta le caratteristiche. |


|
|
|
|